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Festa del Teatro - Terza Edizione

 

 

Il Teatro Amatoriale all'alba del terzo millenio:

botteghino o cultura?

5 ottobre 2003 - Teatro Giovanni XXIII - Cusano Milanino (MI)

 

 

 

Il Teatro Amatoriale all'alba del terzo millenio: botteghino o cultura?

 

Relatori partecipanti: Andrea Bisicchia, Dino Battaglion, Fiammetta Fiammeri, Gianlorenzo Brambilla, Roberto Zago

La tematica così posta è ovviamente solo una forzatura concettuale di un problema reale che coinvolge pienamente tutti i nostri Gruppi.

E per meglio chiarire l’ambito dei ragionamenti che vogliamo fare, diciamo che per “botteghino” intendiamo quel teatro che attrae molto pubblico in quanto occasione d’evasione, che garantisce la risata, lo sghignazzamento; mentre per “cultura” intendiamo quel teatro che ti coinvolge, ti emoziona, ti scuote, ti fa riflettere. Ma questi sono i due estremi di un continuum che serve a dare spunti ai nostri ragionamenti (certamente al  centro dello stesso vi è un insieme delle due cose, ossia quel teatro che fa cultura divertendoti).

La scelta del testo da mettere in scena è sempre il momento più complesso. Chi opera questa scelta deve aver ben presente molte   componenti quali la preparazione e capacità del gruppo attorale a disposizione, la preparazione del regista,  i costi di produzione (scenografie e costumi), la tipologia di pubblico a cui ci si rivolgerà, ecc..

Ma nel momento in cui operiamo questa scelta ci poniamo realmente di fronte alla scelta di fare botteghino  o fare cultura? Oppure non ci  poniamo affatto il problema?

Spesso scegliamo un  testo perché:

1.     ci capita di leggerlo e ce ne innamoriamo indipendentemente dalla sua classificazione;

2.     ci stimola quando lo vediamo realizzato da altri gruppi;

3.     ci viene segnalato da un autore in cerca di attori;

4.     ne prendiamo spunto da letture di riviste o siti specialistici;

5.     ci viene segnalato da un nostro attore che leggendolo ritiene di aver trovato la parte della sua vita

6.     lo troviamo adatto alle capacità e dimensioni del nostro gruppo;

7.     lo riteniamo gradito dal nostro pubblico.

Il professionista sceglie cosa fare e come farlo sulla base della sua lunga esperienza e delle verificate aspettative del suo pubblico (non può correre il rischio di perderlo con scelte errate). Noi filodrammatici diciamo di avere una maggiore libertà di scelta in quanto non condizionati da problemi di bilancio. Ma comunque siamo sensibili alla possibilità o meno di riempire le nostre sale.

Quindi in effetti ci si pone il problema: col testo scelto farò uno spettacolo di  solo intrattenimento o sarà in grado di stimolare e coinvolgere lo spettatore?

Ma poi, scegliere un testo di Teatro impegnativo, è realmente in opposizione al fare “pubblico/botteghino”? Oppure è la sola Qualità dello spettacolo prodotto a determinarne una classificazione in tal senso?

Quando si parte dall’esigenza di  botteghino (la voglia di riempire la sala) si è di solito spinti a scegliere commedie comico-brillanti in lingua o dialetto, oppure un musical.

Mentre, se partiamo dalla nostra passione, ossia dalla volontà  di far Teatro, si pensa a testi ed autori che sanno costruire una drammaturgia di spessore, che hanno un sapiente mestiere nel creare situazioni coinvolgenti, che con poche ed appropriate parole riescono a coinvolgerti in un mondo di profonde emozioni e di valori.

Vediamo un po’ come vanno in effetti le cose nei nostri gruppi? Cosa scegliamo?……………..

Abbiamo analizzato gli spettacoli messi in scena per un anno dai Gruppi che fanno capo alla rivista TEATRO ed al nostro Sito/Fita. Il campione non è certo esaustivo ma è  indicatore di un modo di scegliere: dialetto, lingua, comici-brillanti, commedia, autori attuali-filo, autori classici……………

Ma dobbiamo noi filodrammatici, all’alba del terzo millennio, indirizzarci diversamente?

Oggi, noi occidentali viviamo appagati da una vita comoda, agiata, formati ed informati. Ma vi sono anche tensioni internazionali, guerre, disuguaglianze, sfruttamenti, lotte intestine, fame, malattie, terrorismo….Ma se è vero che il “teatro è lo specchio della società” quali testi dovremmo rappresentare per essere in linea con questo assunto? E qualora facessimo queste scelte, faremmo botteghino o cultura?

Le risposte che sapremo trarre fuori dalle discussioni di questo convegno, non potranno certo essere univoche per tutti i Gruppi. Infatti gli stessi sono diversamente variegati per scelte ed aspettative. Sta ad ognuno di noi far proprio quanto di interessante abbiamo sentito per gli aspetti che più ci sono congeniali.

Ettore Cibelli